Jonathan Lawson, un personaggio fantascientifico


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Capitolo Secondo

Il Romanzo

Capitolo secondo


La mattina seguente dopo essersi svegliato di buonora e aver consumato una ricca colazione nell'ampia sala da pranzo del castello, il signor Lawson pensò di scendere a Cernobi per visitare un po' il paese. Chiese a Ernesto di preparargli un termos pieno di tè freddo, informò Wilkins riguardo ai programmi che aveva per la giornata e uscì dal maniero dirigendosi verso la sua Jaguar. Fuori la giornata era splendida; i raggi caldi e dorati del sole illuminavano tutta la valle. Il signor Lawson guardò affascinato il paesaggio e pensò che in quel luogo tranquillo e distante dal suo mondo d'origine avrebbe vissuto serenamente fino al sopraggiungere della vecchiaia. Il pianeta era in gran parte incontaminato; il folle sviluppo tecnologico e il degrado ambientale tipici delle società più progredite non lo avevano ancora colpito. In più quell'universo aveva una caratteristica che lo rendeva del tutto unico: era una specie di zona di confine, collegata tramite ponti spazio temporali a tutti gli altri universi esistenti. Ciò lo rendeva incredibilmente interessante agli occhi di un grande appassionato di misteri come il signor Lawson. Scienziato, inventore e profondo conoscitore di discipline segrete il signor Lawson aveva accumulato nel corso degli anni un vastissimo bagaglio di conoscenze. Aveva esplorato mondi lontani ed era entrato in contatto con civiltà extraterrestri molto più evolute di quella umana. I grandi saggi del multi universo lo avevano istruito sui più reconditi segreti della natura. Nei suoi innumerevoli viaggi aveva spesso rischiato di perdere la vita per difendere una giusta causa e impedire a qualche tiranno di opprimere un popolo libero. La libertà, la democrazia, e la difesa dei più deboli erano sempre stati i suoi tre grandi ideali. Tuttavia, dopo un' esistenza così ricca era nato in lui il desiderio di riposarsi. Voleva vivere in un luogo appartato dedicandosi allo sport e alla lettura di qualche buon libro. L'antica residenza dei Malaga sembrava il posto ideale per soddisfare le sue esigenze. Mentre scendeva con la sua Jaguar lungo la strada che portava in paese, il signor Lawson ripensò avvilito alle vicissitudini della notte precedente. La cattiveria e la totale mancanza di razionalità dimostrate dal conte Malaga lo avevano sbalordito. Anche se tutte le armi presenti nel castello erano ormai al sicuro dentro un baule conservato in una stanza dei sotterranei, l'inventore aveva la certezza che quel fantasma dispettoso avrebbe dato filo da torcere a lui e ai suoi dipendenti. All'occorrenza qualsiasi oggetto presente nel maniero poteva trasformarsi in una pericolosissima arma. Una simile consapevolezza non poteva non preoccupare lo scienziato. A un paio di chilometri di distanza dal paese un grosso coniglio si affacciò sulla carreggiata attraversandola di corsa. "Ma guarda" pensò il signor Lawson. "E' soltanto il secondo giorno che sono qui e già ho avuto il piacere di osservare un coniglio selvatico. Non ne vedevo uno dai tempi del liceo." Respirò felicemente l'aria fresca della campagna e si disse che la valle di Carnazza era il luogo ideale per riposarsi e godere delle bellezze della natura. Dopo lunghi anni trascorsi in mezzo alle fumose strade delle città del multi universo quel piccolo paradiso ricco di verde e tranquillità era per quell'uomo straordinario un vero toccasana. Quando raggiunse il paese parcheggiò nelle vicinanze di una piccola piazza e si avviò a piedi per le strade poco trafficate. Le case di Cernobi erano tutte simili fra loro. Si trattava per lo più di piccoli edifici dalla facciata quadrata e intonacata di bianco che in alcuni casi avevano di fronte al portone un giardino semplice ma ben curato. L'impressione che si aveva camminando lungo le sue vie era quella di trovarsi in una cittadina in cui vigevano l'ordine e il rispetto delle regole. Non c'era immondizia ai lati dei marciapiedi e i muri delle strade non erano rovinati da stupide scritte. Le persone affacciate ai balconi e quelle in piedi davanti alle boutique osservavano il signor Lawson con una certa curiosità. Poiché il paese era molto piccolo ogni qual vota arrivava un forestiero veniva subito riconosciuto. Accortosi della particolare attenzione con cui la gente seguiva i suoi spostamenti il signor Lawson iniziò a sentirsi un po' a disagio. Cercò con lo sguardo l'insegna di una libreria e non appena ne individuò una dall'altra parte della strada si diresse deciso nella sua direzione. Il negozio era piccolo e poco fornito. Indeciso se acquistare qualche libro che parlava della storia della valle o dedicare il suo tempo libero alla lettura di un buon romanzo il signor Lawson posò involontariamente lo sguardo sulla sezione dei libri che trattavano di tematiche legate all' occultismo e si chiese incuriosito se in mezzo a quei volumi potesse essercene qualcuno dedicato alle case infestate. In gioventù ne aveva letti di molto interessanti. Pur essendo consapevole che in quel mondo non particolarmente evoluto i libri che trattavano l'argomento non avrebbero mai potuto competere con le opere ben documentate e dall'impostazione prettamente scientifica dell'universo da cui proveniva, il signor Lawson pensò lo stesso di dare un'occhiata. Con sua grande sorpresa ne trovò uno che parlava in modo esclusivo della maledizione del castello dei Malaga. Era un piccolo volume dalla copertina rilegata che dopo una breve parentesi introduttiva sulla storia del maniero e della famiglia aristocratica che per più di sette secoli vi aveva abitato, si soffermava sugli strani fatti avvenuti dopo la morte del conte e sui racconti delle persone che vi avevano trascorso alcune notti. L'autore era un giovane giornalista, di nome Luigi Volterra. Nel retro della copertina c'era una sua foto in bianco e nero seguita da una breve nota biografica. Il signor Lawson decise di acquistare il libro. Pagò alla cassa e chiese al proprietario dove avrebbe potuto trovare un bar. Sentiva un gran bisogno di mettere qualcosa nello stomaco. Inoltre voleva dare un'occhiata un po' più da vicino agli abitanti di Cernobi. Il locale più frequentato del paese si trovava a un paio di isolati di distanza. Una grossa insegna al neon lo rendeva riconoscibile anche da lontano. Il signor Lawson lo raggiunse in meno di un minuto. I tavoli sul marciapiede erano tutti occupati da clienti. Prodotti tipici e confezioni regalo erano esposti nelle due piccole vetrine. Internamente il bar era ampio e ben illuminato. Il flagrante profumo dei cornetti appena sfornati attrasse l'inventore vicino bancone. La gente intorno a lui lo osservava con curiosità. Un giovane in piedi vicino alla cassa lo raggiunse mentre si rivolgeva a un cameriere e dopo averlo fissato per alcuni istanti disse:
<<Scommetto che lei è il nuovo proprietario del castello dei Malaga.>>
Il signor Lawson guardò il ragazzo. Dopo i primi attimi di perplessità lo riconobbe come l'autore del libro che aveva appena acquistato. Era vestito con un paio di pantaloni eleganti e una camicia a righe e aveva un viso sottile e intelligente. Gli occhi azzurri, la fronte spaziosa e il naso diritto, rafforzavano l'impressione di trovarsi di fronte a un uomo di una certa cultura.
<<Da cosa lo ha capito?>> domandò con gentilezza.
<<Lei ha appena acquistato una copia del mio libro>> disse il giovane. <<Qui in paese non c'è quasi nessuno che non conosca la storia della maledizione del castello. Soltanto a un forestiero potrebbe venire voglia di acquistarlo. Inoltre non mi sembra di averla mai vista prima. Sa, il posto è piccolo e ci conosciamo un po' tutti.>>
<<Capisco il suo ragionamento>> disse il signor Lawson. <<Non crede tuttavia che potrei essere un semplice turista? Come fa ad esser certo che sono proprio io il nuovo proprietario del castello dei Malaga?>>
<<E' una questione di intuito>> disse il giovane con un sorriso.
<<Ad ogni modo è un piacere conoscerla signor Volterra>> disse l'inventore porgendogli la mano. <<Il mio nome è Jonathan Lawson.>>
<<Il piacere è tutto mio signor Lawson.>> Il giovane sorrise amichevolmente e strinse la mano dello scienziato. Guardò con interesse quell'uomo massiccio e dallo sguardo indagatore e si chiese quale misteriosa ragione lo avesse spinto a trasferirsi dal suo paese di origine a quella piccola valle ai piedi dell'Etna. Convinto di poter afferrare gli elementi essenziali della personalità di un individuo attraverso l'attento esame dei suoi tratti somatici soffermò lo sguardo sul volto dell'inventore. I capelli brizzolati erano tagliati corti e manifestavano i primi segni di diradamento. La fronte alta era segnata dalle rughe. Gli occhi erano neri. Il naso un po' schiacciato ricordava quello di un pugile. Nel complesso il signor Lawson sembrava un uomo di carattere. Luigi Volterra ne fu positivamente impressionato.
<<Devo confessarle che attendevo con ansia il suo arrivo>> disse in tono amichevole. <<Molte persone in paese sono convinte che lei sia una specie di stregone. Un contadino che vive poco distante dal castello ha raccontato ieri pomeriggio di averla vista in compagnia di un extraterrestre. Ha anche sostenuto di essere vittima di un maleficio.>>
Il signor Lawson sorrise. <<Sono un uomo molto temuto a quanto pare.>>
<<Proprio così. Cosa l'ha spinta a trasferirsi dall'Inghilterra all'Italia?>> domandò lo scrittore.
<<Mi sono ritirato dal mondo degli affari un paio d'anni fa. Ho pensato di acquistare il castello perché amo la Sicilia e le sue bellezze naturalistiche.>>
<<Una risposta molto evasiva>> disse Luigi Volterra.
Il signor Lawson alzò le spalle. <<Prende qualcosa signor Volterra?>>
<<La ringrazio. Ho appena fatto colazione in compagnia di alcuni amici.>>
<<Gradisce un caffé o qualcosa da bere allora?>>
Lo scrittore scosse il capo. <<Da quale città dell'Inghilterra proviene esattamente?>> domandò abbozzando un sorriso.
<<Ho sempre vissuto a Londra.>>
L'Inghilterra di quel mondo alternativo era sotto molti aspetti profondamente diversa da quella del nostro pianeta. Prima di trasferirsi nella sua nuova abitazione il signor Lawson aveva studiato con attenzione diversi libri scolastici inerenti la storia e la geografia di quel mondo. Aspettandosi un gran numero di domande sul suo passato e la sua attività lavorativa si era costruito un'identità falsa ma molto credibile utilizzando molte delle informazioni reperite all'interno di quei libri. Anche se all'occorrenza avrebbe potuto rispondere a delle domande sulla sua vita in modo abbastanza convincente, era giunto alla conclusione che mantenendosi sul vago e dando risposte molto evasive avrebbe evitato di cacciarsi nei pasticci. Uomini come Luigi Volterra, animati da una grande curiosità e dal forte desiderio di reperire materiale interessante per i propri libri avrebbero potuto scoprire qualche incongruenza nella sua storia e cominciare a infastidirlo. Dopo essersi rivolto al cameriere e aver ordinato un cornetto alla marmellata il signor Lawson fissò nuovamente lo sguardo sul giovane.
<<Da quanto tempo si occupa di tematiche di confine?>> domandò con gentilezza.
<<Da circa tre anni. >>
<<Ha scritto altri libri oltre quello che ho acquistato?>>
<<Purtroppo no>> disse il giornalista.<<In realtà sono più un giornalista che uno scrittore. La maggior parte delle cose che ho scritto fino ad ora sono state pubblicate in una rivista che si occupa di misteri e occultismo.>>
<<Interessante.>> Il signor Lawson sorrise. <<Ho sempre provato una viva curiosità nei confronti di questo genere di pubblicazioni.>>
<<Davvero?>>
L'inventore annuì. <<Come mai non mi ha ancora fatto alcuna domanda sulla mia prima notte al castello?>>
Volterra sorrise. <<E' stata la paura di sembrarle inopportuno a distogliermi dall'abbracciare in tempi brevi l'argomento.>>
<<Capisco.>>
Il cameriere chiamò il signor Lawson e gli porse il cornetto che aveva appena ordinato. <<Scusi un attimo.>>
"E' un individuo molto interessante questo Jonathan Lawson" pensò Volterra mentre attendeva pazientemente che l'altro tornasse da lui. Osservò l'inventore alle prese con quel cornetto invitante ma decisamente troppo caldo e si chiese se avesse già incontrato il fantasma del conte.
<<Stavamo dicendo?>> disse il signor Lawson dopo alcuni istanti.
<<Si parlava del castello dei Malaga>> rispose Volterra amichevolmente. <<Dato che è stato lei a parlarne per primo che ne direbbe di raccontarmi brevemente la sua esperienza della scorsa notte.>>
<<E' stata una notte molto tranquilla>> disse il signor Lawson scrollando le spalle.
<<Non ha avuto qualche piccolo diverbio con lo spettro del conte?>>
Jonathan Lawson sorrise. <<A parte qualche sporadico rumore dovuto probabilmente alla presenza di un topolino posso assicurarle che non ho notato niente di insolito.>>
<<E' molto strano.>> Volterra non sapeva se credere alle parole dell'inventore. <<Tutte le persone che hanno abitato il castello dopo la morte del conte Malaga lo hanno sempre abbandonato dopo pochissimo tempo.>>
<<Forse ieri notte il fantasma era troppo impegnato>> disse il signor Lawson con un sorriso.
Proprio in quell'istante un vecchio robusto e completamente calvo posò una mano sulle spalle di Volterra.
<<Come sta il nostro brillante giornalista?>> chiese con voce amichevole.
<<Oh, allenatore.>> Luigi Volterra sorrise al nuovo venuto e rivolgendosi all'inventore disse:
<<Signor Lawson, le presento il professore Giorgio Di Bella.>>
<<Molto piacere>> disse il signor Lawson stringendo la mano dell'altro uomo.
<<Il professore Di Bella oltre ad essere stato il mio insegnante di educazione fisica alle scuole superiori, è uno dei migliori maestri di Full contact di tutta la regione.>>
<<Anch'io ho praticato per lunghi anni questa disciplina>> dichiarò il signor Lawson.
<<Io alleno alcune giovani promesse in una piccola palestra non lontano da qui>> spiegò il professore Di Bella. <<Naturalmente tengo anche dei corsi per chi è ancora alle prime armi. Se dovesse aver bisogno di un posto dove allenarsi mi consideri a sua completa disposizione.>>
<<Verrò sicuramente a trovarla uno di questi giorni>> disse l'inventore con gentilezza. <<Anzi, se lei deve passare adesso in palestra mi farebbe molto piacere venire a dare un'occhiata.>>
<<Stavo proprio per andarci>> annuì il professore. <<Finisca pure di mangiare, amico mio. Questa mattina non ho alcun impegno importante e posso prendere le cose con molta calma.>>
Jonathan Lawson sorrise e terminò con un paio di morsi il suo cornetto.
<<Lei viene con noi signor Volterra?>>
<<Purtroppo ho altri impegni>> rispose il giornalista. <<Spero di incontrarla al più presto ad ogni modo.>>
<<Sono convinto che ci vedremo ancora in molte occasioni>> lo rassicurò l'inventore. <<Sono arrivato in Sicilia da appena un giorno e ci sono ancora un bel po' di cose di questo paese che voglio vedere da vicino.>>
Il giornalista crollò il capo.
<<La gente della valle è molto amichevole signor Lawson. A parte qualche triste personaggio ottenebrato dalla superstizione le assicuro che gli abitanti di Cernobi sono tutti individui tranquilli e molto affidabili.>>
<<Ne sono convinto>> disse il signor Lawson stringendogli la mano.
Seguì con lo sguardo il giovane mentre si dirigeva verso l'uscita del locale e si disse che per quanto simpatico e cortese era un individuo da tenere a una certa distanza. Se Luigi Volterra avesse scoperto qualcuno dei suoi segreti travisandone magari la reale natura, la gente del luogo informata a sua volta dal giornalista avrebbe potuto cominciare a nutrire una profonda avversione nei suoi riguardi. Rimasto in compagnia del professore Di Bella il signor Lawson pagò il conto e si avviò lungo la strada che lo avrebbe portato alla palestra. L'anziano allenatore cominciò a parlargli un po' di sé; raccontò all'inventore alcuni importanti episodi della sua vita di insegnante di Full contact soffermandosi in particolar modo sugli ultimi dieci anni di attività. Aveva allenato un gran numero di atleti di valore; amava insegnare e sperava di poterlo fare ancora per molto tempo. Era soprattutto il contatto con i giovani ad entusiasmarlo; era un vero piacere per quell'uomo ormai avanti negli anni poter preparare alle competizioni sportive ragazzi promettenti e con davanti un brillante futuro. Jonathan Lawson provava una forte simpatia nei confronti del professore Di Bella. Ne apprezzava il senso dell'umorismo e aveva notato fin dall'inizio che era un uomo molto discreto; pur avendo intuito subito che lui era il nuovo proprietario del castello dei Malaga non gli aveva ancora rivolto alcuna domanda inopportuna. Sembrava quasi che preferisse parlare del suo lavoro per non rischiare di metterlo a disagio. Il professore stava spiegando in tutta tranquillità all'inventore il tipo di alimentazione che raccomandava di solito ai suoi allievi quando un giovane in compagnia di una bella ragazza svoltò all'improvviso da un vicolo. Era un ragazzo molto robusto, dai capelli tagliati a spazzola e il volto da duro. Indossava un paio di pantaloni grigi e una maglietta attillata. Non appena lo sguardo del professore incontrò quello del giovane l'espressione di entrambi mutò di colpo. Il ragazzo sostenne il confronto con l'allenatore soltanto per alcuni secondi; poi abbassò gli occhi timidamente e proseguì per la sua strada. Jonathan Lawson che aveva assistito a quello scambio di sguardi silenzioso ma pieno di significato capì immediatamente che i due si conoscevano. Il professore Di Bella era diventato pensieroso; l'incontro con il giovane lo aveva turbato.
<<C'è qualcosa che non va professore?>> chiese il signor Lawson con gentilezza.
Il professore si strinse nelle spalle. <<Il ragazzo che ci è appena passato davanti è un mio ex allievo. L' atleta più promettente che abbia mai preparato dall'inizio della mia carriera di allenatore. Il prossimo anno avevo intenzione di farlo partecipare ai campionati nazionali; era ormai sufficientemente esperto e in cuor mio ero convinto che si sarebbe comportato in modo magnifico. Posso assicurarle che quel ragazzo è un vero fenomeno; qualche anno ancora sotto la mia guida e sarebbe diventato di certo un campione.>> Sospirando rattristito l'insegnante fece una pausa. <<Avevo grandi progetti per lui, intravedevo la possibilità di portarlo ai più alti livelli delle competizioni sportive.>>
<<Ma qualcosa è andato storto>> disse Jonathan Lawson in tono amichevole.
<<Proprio così>> disse l'allenatore. <<Dei loschi individui legati alla malavita locale lo hanno convinto ad abbandonare le competizioni sportive per diventare una star dei combattimenti clandestini.>>
Il signor Lawson corrugò la fronte.
<<E il ragazzo è stato tanto stupido da ascoltarli?>>
<<Appartenendo a una famiglia povera e non avendo ancora un lavoro stabile si è lasciato corrompere dalle allettanti prospettive economiche. Sa, nel Full contact non si guadagnano molti soldi quando si è ancora agli inizi della carriera. Nel giro dei combattimenti clandestini invece il denaro scorre abbondantemente.>>
<<Ma i rischi sono anche molti di più>> disse Jonathan Lawson perplesso.
<<Le assicuro che ho cercato di dissuaderlo in tutti i modi possibili. Quella gente però mi ha minacciato ripetutamente. Se non smetto di immischiarmi nei loro affari rischio di fare una brutta fine.>>
<<La classica strategia dell'intimidazione>> commentò l'inventore.
<<Ho sentito che nei prossimi giorni ci sarà un altro incontro. Sembra che questa volta abbiano lasciato perdere gli sfidanti locali in favore di uno straniero molto conosciuto. Una sorta di veterano dei combattimenti da strada che ha già mandato in ospedale un bel pò di persone.>>
<<Una brutta faccenda>> disse Jonathan Lawson. <<Il ragazzo potrebbe uscirne con qualcosa di rotto.>>
<<Non credo che tenterò ancora di parlargli.>> Il professore si strinse nelle spalle. <<Ormai non mi saluta nemmeno più. Dice che sono un vecchio cocciuto e pieno di pregiudizi.>>
<<Spero che in qualche modo possa cambiare opinione e ritornare sulla retta via. Se ha davvero il talento che lei dice allora è un vero peccato che lo sprechi in questo modo.>>
<<Sono perfettamente d'accordo>> disse l'allenatore.
Quando raggiunsero la palestra, il professore mostrò al signor Lawson la sala attrezzi e quella dove si praticava il Full contact. Anche se gli attrezzi per il body building erano molto più primitivi di quelli del mondo da cui proveniva, l'inventore li apprezzò lo stesso. Consapevole che gli esercizi base di quella disciplina erano l'ideale per mantenere una buona muscolatura, si disse che poteva anche fare a meno della tecnologia del suo pianeta d'origine. Dedito da sempre ad uno stile di vita spartano, Jonathan Lawson sapeva adattarsi e raggiungere ottimi risultati anche in tutte quelle situazioni in cui i mezzi a sua disposizione erano scarsi e piuttosto limitati. Dopo aver ringraziato il professore per la cortesia e la gentilezza mostrate nei suoi riguardi, l'inventore uscì dalla palestra e ritornò all'aria aperta. Per quel giorno aveva visto abbastanza, il primo impatto con gli abitanti di Cernobi era stato tutt'altro che spiacevole. Mentre si dirigeva verso la macchina, alcune voci in prossimità di un vicolo attirarono la sua attenzione. Nel momento in cui vi passò di fronte si accorse che una delle persone che stavano parlando era l'ex allievo del professore Di Bella. Fingendo di allontanarsi si fermò vicino all'imboccatura della strada e appoggiando la schiena alla parete cercò di afferrare qualche frammento di conversazione.
<<Il combattimento si terrà a mezzanotte nel vecchio macello abbandonato vicino alla stazione>> stava spiegando il ragazzo. <<Personalmente avrei preferito evitare questo ulteriore incontro, considerando che fra una settimana devo confrontarmi contro il campione austriaco.>>
<<Lo sfidante chi è?>> chiese l'uomo che si trovava con lui.
<<Un tizio che viene da Palermo. Purtroppo non mi hanno ancora informato sulla sua reale pericolosità.>>
<<Sono sicuro che lo farai a pezzi>> gli disse l'uomo. <<Io e alcuni miei amici scommetteremo su di te, campione. Vedi di non deluderci.>>
<<Cercherò di fare il possibile>> disse il ragazzo. <<Ci vediamo questa sera allora.>>
<<A questa sera.>>
Il signor Lawson sentì il rumore dei passi dei due uomini diventare sempre più debole e si allontanò dal vicolo."Credo proprio che questa notte andrò alla ricerca di quel macello abbandonato" si disse perplesso. Guardò lontano oltre il boschi e più su fino alla ripida stradina che portava fino all'antico castello dei Malaga e pensò che lo attendevano dei giorni molto duri. "Staremo a vedere" si disse affrettandosi lungo la via. Raggiunse rapidamente la sua macchina e si diresse verso il castello.

Tornato a casa il signor Lawson si chiuse nel suo laboratorio e dedicò tutto il resto della giornata alla progettazione di un'ingombrante e bizzarra macchina che gli avrebbe permesso di infliggere un colpo fatale a quell'avversario insolente e privo di scrupoli che si spacciava per il legittimo proprietario del maniero. Convinto di dover reagire immediatamente alle provocazioni del conte Malaga attinse a tutte le sue conoscenze per realizzare una potente arma da utilizzare quel giorno stesso contro il fantasma. I suoi dipendenti lo rividero soltanto all'ora di cena. Quando Wilkins andò a chiamarlo nei sotterranei lo trovò vicino a un congegno che ricordava nella forma un' aspirapolvere intento a fare alcune operazioni con una calcolatrice.
<<La cena è pronta signore>> disse il maggiordomo con gentilezza.
Jonathan Lawson alzò lo sguardo lentamente. Fissò il suo dipendente come se lo stesse vedendo per la prima volta e posò sul tavolo la calcolatrice.
<<Credo che dovrebbe andare bene Wilkins. Ho ricontrollato tutti i calcoli e ogni operazione quadra alla perfezione. Non ci resta che provarla contro il conte e vedere se funziona.>>
Il maggiordomo sorrise e guardò l'oggetto un po' perplesso.
<<Andiamo>> disse Jonathan Lawson. <<Mi è venuta una gran fame.>>
Raggiunsero la sala da pranzo e dopo aver invitato il maggiordomo e il cuoco a tenergli compagnia durante la cena il signor Lawson cominciò a mangiare con gusto e voracità interrompendosi di tanto in tanto per spiegare ai due uomini il funzionamento della sua invenzione. La cena era a base di carne e verdure. Ernesto era un cuoco di grande valore; riusciva sempre a lasciare il suo datore di lavoro soddisfatto senza appesantirlo eccessivamente.
<<Ho intenzione di recarmi nuovamente in paese>> annunziò il signor Lawson alla fine della cena. <<Mi dispiace dovervelo dire amici miei, ma questa notte dovrete fronteggiare lo spettro del conte senza poter contare sul mio aiuto.>>
<<E' strano che non si sia ancora manifestato>> disse Ernesto.
<<Non è ancora mezza notte. Vedrai che per quell'ora si farà vivo.>>
<<Come faremo ad affrontarlo senza di lei? E' sicuro che io e Wilkins da soli riusciremo a tenergli testa?>>
<<Lo imprigionerete utilizzando la mia invenzione>> disse Jonathan Lawson. <<Avrete ormai capito che quando un fantasma si manifesta il suo ectoplasma assorbe il calore dell'aria circostante utilizzando l'energia in esso contenuta in favore della sua materializzazione. Se si interviene in quel momento fornendo ulteriore energia il processo diventa irreversibile. L'ectoplasma si trasforma a quel punto in una specie di gelatina che può essere facilmente imprigionata e non può più nuocere a nessuno. Anche se la macchina che ho costruito ricorda nella forma un' aspirapolvere, posso assicurarvi che è un' arma di incredibile potenza. Il raggio che si sprigiona dal suo tubo ridurrà all'impotenza il fantasma del conte, impedendogli di materializzarsi e smaterializzarsi a suo piacimento. Rimarrà alla vostra mercè e al mio ritorno decideremo insieme quale sorte riservargli. Ciò che vi consiglio vivamente amici miei, è di cominciare a impratichirvi.>>
<<Vado subito a prenderla>> disse Ernesto.
<<Buona idea>> disse l' inventore. <<Chissà magari avrete la fortuna di incontrare lo spettro del conte prima dello scoccare della mezza notte.>>
<<Sarà un vero piacere dargli una bella strapazzata>> disse Ernesto con un sorriso.
<<Sperando che lui non strapazzi noi>> commentò Wilkins.
<<La mia macchina funzionerà>> lo rassicurò Jonathan Lawson. <<Adesso scusatemi, ma devo andare a prepararmi. Voglio arrivare a Cernobi prima delle undici e mezzo.>>
Rimasti soli, Ernesto e Wilkins si scambiarono un'occhiata perplessa.
<<Scendo nei sotterranei>> disse il cuoco stringendosi nelle spalle.
<<Ti raggiungo fra un attimo>> disse il maggiordomo. Osservò l'altro uomo uscire dalla stanza e si chiese se l'invenzione del signor Lawson avrebbe veramente funzionato. Non ne era affatto convinto.

Alcune ore dopo, il signor Lawson assisteva con interesse alle ultime riprese del combattimento. Lo sfidante del campione in carica si era dimostrato un lottatore lento e insicuro. Il ragazzo non aveva incontrato alcuna difficoltà ad avere la meglio su quel trentenne dallo sguardo spento e dal corpo adiposo. Fin dall'inizio dell'incontro era riuscito a schivare soltanto una minima parte dei temibili colpi del campione in carica. Aveva preso un gran numero di pugni sul viso e persino un terribile calcio in faccia che lo aveva mandato al tappeto per un paio di secondi alla fine del secondo round. Quando Jonathan Lawson lo vide cadere a terra definitivamente, il suo volto era tutto gonfio e pieno di ematomi. Il ragazzo al contrario sembrava molto sereno. Aveva incassato pochissimi colpi e fatta eccezione per un piccolo ematoma vicino all'occhio sinistro non aveva riportato traumi o lesioni. Non appena tutte le scommesse vennero pagate la gente cominciò ad allontanarsi velocemente dal capannone. Per non dare troppo nell'occhio Jonathan Lawson si accodò alle altre persone dirigendosi verso l'uscita. Avrebbe voluto parlare col ragazzo, ma la presenza di alcuni loschi personaggi che gli giravano intorno per congratularsi con lui e per commentare un po' l'incontro, lo spinse a mettere momentaneamente da parte quel proposito. Si fermò in un angolo non lontano dall'uscita e aspettò che il giovane si avviasse verso casa. Lo vide uscire dopo cinque minuti, in compagnia di un energumeno dallo sguardo cattivo e di una bionda molto sexy. "Niente da fare" pensò stringendosi nelle spalle. Tuttavia, dopo qualche secondo la donna e l'altro uomo salutarono il ragazzo e si diressero verso una macchina. Rimasto solo, il giovane si allontanò in direzione della stazione, seguito a breve distanza da Jonathan Lawson. Poiché gli organizzatori dell'incontro e tutte le altre persone erano andati via immediatamente a bordo delle loro macchine, gli unici due individui rimasti sulla strada erano proprio lui e il ragazzo. L'inventore avrebbe voluto prendere la sua macchina, ma la paura di perdere di vista l'inseguito lo distolse dall'interrompere il pedinamento. Dopo alcuni istanti, in modo del tutto improvviso, il giovane accelerò notevolmente il passo; Jonathan Lawson si chiese perplesso se non avesse per caso capito le sue reali intenzioni. Per non perderlo in mezzo alle stradine del paese fu costretto suo malgrado ad adattarsi a quella nuova andatura. Trascorsero un paio di minuti; poi il ragazzo cambiò direzione entrando in un vicolo e sparendo temporaneamente alla vista. "Continuare a pedinarlo non ha senso" si disse l'inventore. "Forse se lo raggiungo e gli chiedo di ascoltarmi per un po', mi degnerà della sua attenzione". Aveva appena raggiunto l'incrocio fra la strada principale e il vicolo dove il giovane aveva in precedenza svoltato quando venne afferrato per il bavero della camicia e sbattuto contro una parete.
<<Chi sei?>> disse il ragazzo in tono minaccioso. <<Perché mi stai seguendo?>>
Jonathan Lawson lo guardò senza mostrare alcuna paura; sorrise con aria indulgente e con voce asciutta rispose:
<<Te lo spiego non appena mi lasci. Non c'è alcun bisogno di comportarsi con una tale irruenza.>>
Il ragazzo corrugò la fronte. Mollò la camicia del signor Lawson e indietreggiò di alcuni passi.
<<Io ti ho già visto. Questa mattina per strada… eri in compagnia del professore Di Bella.>>
<<Hai una buona memoria a quanto vedo>> disse Jonathan Lawson.
<<Ora mi è tutto chiaro>> disse il ragazzo. <<Tu sei un amico del vecchio. Ha mandato te perché ha paura della gente che frequento. Non riesce ancora a farsi una ragione della mia scelta di abbandonare le competizioni sportive e vorrebbe farmi l'ennesima predica.>>
<<Non è proprio in questo modo>> disse Jonathan Lawson.
<<Dì al vecchio che decido io della mia vita. La strada dei combattimenti clandestini è quella che mi è più congeniale. Lui non può nemmeno immaginare quali forti emozioni e soddisfazioni personali possa dare il combattimento da strada. >>
Jonathan Lawson scrollò le spalle.
<<Il professore si preoccupa per te, ragazzo. Sta soltanto cercando di proteggerti.>>
<<Proteggermi da chi?>> Il giovane scoppiò in una sonora risata. <<Da quando ho cominciato non ho perso un solo incontro. Il sottoscritto non ha bisogno della protezione di nessuno, amico. Tanto meno di un vecchio pauroso e pieno di pregiudizi. >>
<<Come vuoi.>> Jonathan Lawson fece per andarsene. Poi si arrestò di colpo e aggrottando la fronte disse:
<<A proposito…Conosci per caso un locale dove servono della buona birra?>>
<<C'è ne uno non lontano da qui>> rispose il ragazzo.
<<Credo proprio che ci farò un salto. Immagino che un campione di Full Contact, come te sia anche un salutista. Scommetto che sono anni ormai che non prendi una birra.>>
<<Ti sbagli.>> Il ragazzo scosse il capo. <<Combatto meglio di chiunque altro e nel reggere l'alcool non sono secondo a nessuno. Sono un vero guerriero io.>>
Jonathan Lawson sorrise.<<Ti andrebbe allora di prendere qualcosa da bere? Offro io naturalmente.>>
Il ragazzo si grattò il mento per alcuni istanti considerando la sua proposta.
<<Perché no>> disse infine. <<Basta che non cerchi di convincermi ad abbandonare il mio lavoro.>>
<<Affare fatto>> disse l'inventore stringendogli la mano. <<Il mio nome è Jonathan Lawson.>>
<<Marco Tropea>> disse il ragazzo.
<<Ho la macchina a qualche isolato di distanza. Andiamo a prenderla o continuiamo a piedi?>>
<<Direi di andare a prenderla.>>
Si avviarono lungo la strada e si misero a parlare di Full Contact e tecniche di difesa. Le strade erano libere e silenziose e la luna era alta nel cielo.

Al castello dei Malaga intanto Wilkins ed Ernesto attendevano preoccupati lo spettro del conte. Avevano provato in un corridoio l'invenzione del signor Lawson ed erano rimasti sorpresi quando un potente raggio laser era fuoriuscito dal tubo di puntamento. Era l'una meno un quarto. A parte qualche sporadico e insolito rumore, nell'antica dimora regnava un profondo silenzio.
<<E se il fantasma questa notte non si manifestasse?>> chiese Ernesto corrugando la fronte.
Il maggiordomo alzò le spalle; poi trascinò dietro di sé l'invenzione del signor Lawson ed entrò nella biblioteca. Andare in giro per il castello, nella speranza di incontrare il fantasma di uno psicopatico non gli sembrava per niente una buona idea. Riteneva molto improbabile che lo spettro potesse manifestarsi in un momento come quello. Consapevole della loro potenziale pericolosità avrebbe sicuramente atteso un momento più favorevole preparandosi con cura a un successivo confronto. Anche Ernesto sembrava poco propenso ad andare avanti in quella ricerca. Preoccupato che il conte decidesse di manifestarsi a un orario troppo tardo propose a Wilkins di abbandonare la loro missione.
<<E al signor Lawson cosa diremo?>> disse il maggiordomo con voce perplessa.
<<Semplicemente che non abbiamo provato la sua invenzione perché lo spettro del conte non si è fatto vedere.>>
<<E se decidesse di attaccarci uno per volta mentre siamo nelle nostre stanze? La scorsa notte ha fatto proprio in questo modo.>>
<<Sono troppo stanco per preoccuparmi di una simile possibilità>> disse Ernesto con indifferenza.
<<D'accordo.>> Wilkins sorrise. <<Aiutami però a portare questo aggeggio nella mia stanza. Non mi va di andare a dormire disarmato. Se il fantasma del conte dovesse apparire all'improvviso voglio essere pronto ad accoglierlo nel migliore dei modi.>>
Pochi minuti dopo il maggiordomo era in bilico fra il sonno e il dormiveglia quando avvertì all'improvviso le grida di Ernesto. Si alzò di scatto afferrando per la maniglia l'invenzione del signor Lawson e si affrettò a raggiungere la camera del cuoco.
Ernesto era in piedi in mezzo alla stanza, lo spettro del conte armato di un paio di grosse padelle si dirigeva minaccioso verso di lui.
<<Visto che ti piace tanto cucinare>> disse il fantasma in tono severo, <<saranno gli utensili da te più amati a porre fine una volta per tutte alla tua vita inutile e priva di significato.>>
Temendo che un' ulteriore padellata potesse compromettere irrimediabilmente la salute del cuoco, Wilkins puntò contro lo spettro il laser costruito dal signor Lawson e fece fuoco senza esitare. Il raggio colpì il fantasma sulla schiena, un alone luminoso avvolse il corpo del conte conferendogli un' intensa brillantezza.
<<Che diavolo succede?>> disse il nobile corrugando la fronte.
Immediatamente Ernesto si lanciò su di lui; dopo averlo atterrato con violenza gli sottrasse le padelle e cominciò a infierire senza pietà sulla sua aristocratica testa. Osservando il conte che subiva i colpi del cuoco, Wilkins si accorse che il suo corpo si deformava ad ogni padellata per recuperare l'istante successivo la forma precedente.
<<Stai sprecando solo energie>> disse a Ernesto. <<Non ti sei accorto che il suo ectoplasma si è trasformato in una sostanza molto simile alla gomma?>>
Il cuoco non lo ascoltò; continuò a colpire il fantasma fin quando le forze non lo abbandonarono.
<<Brutto miserabile>> gridò il conte indignato. <<Come ti permetti di toccarmi con le tue sporche mani da villano.>>
Recuperando la calma Ernesto si rivolse al maggiordomo.
<<Cosa facciamo adesso?>>
Wilkins sorrise.
<<Direi di portarlo in biblioteca. Lo legheremo a una sedia e lo lasceremo lì per tutta la notte. Domani mattina sarà il signor Lawson a decidere quale trattamento riservare a questo simpaticone.>>
Dopo aver afferrato il conte saldamente, lo trascinarono al piano di sotto. Il suo corpo era leggero e scivoloso, più di una volta lo spettro si sottrasse alla presa di uno dei due uomini cercando di fuggire lontano.
Gli legarono le mani e i piedi con del nastro adesivo e assicurarono il suo tronco allo schienale di una sedia utilizzando diversi metri di una robusta corda. Accertatosi dell' impossibilità da parte del conte di sciogliere i nodi che lo tenevano prigioniero Wilkins augurò buona notte a Ernesto e si ritirò nella sua camera.
<<Finalmente soli>> disse il cuoco fissando con un'espressione torva lo spettro dell'aristocratico.
<<Sei soltanto un plebeo>> disse il conte con disprezzo.
Ernesto gli mollò un violento ceffone e uscì dalla biblioteca per ritornarvi poi con un grosso martello.
<<Anche se non senti dolore>> disse malignamente, <<sarà un vero piacere ridurre la tua testa a una misera poltiglia.>>
Il conte non rispose. Guardò il cuoco venire avanti minacciosamente e si preparò a ricevere una lunga serie di martellate.

Mentre Ernesto infliggeva allo spettro del conte quella dura punizione, Jonathan Lawson tornò al castello in compagnia del ragazzo. Avevano bevuto in un pub diverse birre e il giovane era adesso un po' brillo e in vena di chiacchierare. Non appena aveva saputo che il signor Lawson era il nuovo proprietario del castello dei Malaga aveva insistito per andarlo a visitare. Quando il cuoco si accorse che il padrone di casa era tornato in compagnia di uno sconosciuto tappò con del nastro adesivo la bocca del conte e spense tutte le luci della biblioteca.
<<Purtroppo devo andare>> disse, <<tornerò non appena mi sarà possibile.>>
Si affacciò sul corridoio senza fare rumore e senza mostrarsi al suo datore di lavoro salì in punta di piedi al secondo piano. Era stata una vera soddisfazione riempire di martellate la testa del fantasma. Anche se l'ectoplasma del conte Malaga possedeva la proprietà di recuperare la propria forma anche dopo aver subito degli urti violenti, il piacere sottile di mancare di rispetto a quello spettro intollerante era già di per sé una fonte di gratificazione. Nel frattempo il signor Lawson e il ragazzo fecero un giro del piano terra.
<<Sei fortunato a poterti permettere una residenza come questa>> disse il giovane guardandosi intorno con interesse.
L'inventore sorrise.
<<Si, non posso lamentarmi. Ti va di visitare i sotterranei del castello? Conservo strumenti di grande utilità in quelle stanze.>>
<<Che tipo di strumenti?>> domandò il ragazzo.
<<Per lo più si tratta di mie invenzioni. Ho trasformato quella parte dell'edificio in un grande laboratorio.>>
Il giovane corrugò la fronte.
<<Ehi amico, non è che per caso ti credi il dottor Frankestein?>>
<<Sono soltanto un grande appassionato di scienza e tecnologia>> rispose il signor Lawson.
<<Capisco.>>
<<Allora? Preferisci scendere sotto o vuoi salire al secondo piano?>>
<<Prima vorrei vedere le stanze più in alto>> rispose il ragazzo.
<<D'accordo.>>
Lo portò di sopra e gli mostrò i ritratti dei membri della famiglia Malaga. Il ragazzo osservò i quadri con profondo interesse, studiò i lineamenti del viso di quelle persone e si soffermò in particolare sul famigerato conte.
<<Non mi sorprende che sia diventato uno spettro dispettoso. Ha proprio l'aria del rompiscatole.>>
<<Ieri notte ha cercato di aggredirmi con una mazza ferrata>> spiegò l'inventore. <<Sono vivo per miracolo.>>
<<Davvero?>>
Jonathan Lawson annuì.
<<Per evitare ulteriori attacchi io e i miei dipendenti abbiamo dovuto nascondere in un baule tutte le armi che erano appese alle pareti. Ciò non impedirà comunque allo spettro di armarsi di padelle o coltelli da cucina.>>
<<Mi piacerebbe molto vedere un fantasma>> disse il giovane in tono divertito. <<Deve essere un'esperienza interessante.>>
<<Interessante, ma a volte pericolosa>> mormorò il signor Lawson. <<A meno che tu non voglia salire sulla torre qui sopra non c'è più niente da vedere>> soggiunse poi.
<<Scendiamo>> disse il ragazzo.
Tornarono al piano terra e si diressero verso i sotterranei. Non appena misero piede in quelle antiche stanze, il ragazzo rimase subito colpito dall'incredibile disordine che dominava in quell'ambiente.
<<Questo posto avrebbe bisogno di una bella ripulita>> disse all'inventore. <<Ci sono strumenti dappertutto. Come fai a trovare una cosa quando ti serve?>>
<<E' un disordine soltanto apparente>> rispose Jonathan Lawson. <<Vieni. Cerchiamo insieme una mia vecchia invenzione.>>
Raggiunsero la stanza più a nord e il signor Lawson cominciò a frugare all'interno di una grande scaffalatura.
<<Cosa stai cercando?>> domandò il ragazzo.
L' inventore non rispose. Continuò imperterrito nella sua ricerca e alla fine trovò l'oggetto che cercava.
<<Sapevo di non averlo perso>> disse mostrandolo al ragazzo. Il giovane fissò quello strano oggetto triangolare che oltre a contenere uno schermo e un tastierino numerico ospitava nella parte più bassa una piccola sfera opalescente e si rivolse perplesso al signor Lawson.
<<Di che si tratta? Sembrerebbe una specie di calcolatrice.>>
L'inventore raggiunse un tavolo circolare e invitò il ragazzo a sedersi accanto a lui.
<<Metti una mano sulla sfera>> disse amichevolmente.
Aggrottando la fronte il ragazzo fece ciò che gli aveva detto.
<<Quello che hai di fronte è uno strumento che permette di gettare uno sguardo sul proprio futuro. Basta inserire la data e l'ora che interessano e nello specchio potrai osservare te stesso nel giorno stabilito.>>
<<Nessuna macchina può mostrare il futuro>> disse il ragazzo con voce ironica. <<Anche se ho bevuto un bel po' di birra non credere di potermi rifilare simili stupidaggini.>>
<<Perché non provi? In fondo che cos'hai da perdere?>>
Il ragazzo sorrise.
<<Il mio incontro è fra una settimana esatta. Vediamo un po' come andrà a finire…>>
Jonathan Lawson fece un rapido calcolo e poi cominciò a digitare alcuni numeri.
<<A che ora prevedi che sarà?>> domandò al ragazzo.
<<Di solito disputiamo queste sfide intorno a mezzanotte. Si, credo proprio che puoi inserire quell'orario.>>
Senza distogliere lo sguardo dalla tastiera, l'inventore terminò d'inserire la sequenza di numeri.
<<Adesso osserva.>>
Per alcuni istanti non accadde nulla di insolito. Poi davanti agli occhi sbigottiti del giovane, una lunga serie di immagini apparve sullo schermo di quel misterioso congegno.
<<Ma quello sono proprio io!>> esclamò il ragazzo.
Erano le riprese terminali del combattimento. L'avversario del campione in carica era un uomo dai lineamenti nordici e dal fisico asciutto e muscoloso. Alto e ben piantato, quell'uomo sembrava molto pericoloso. Pur avendo il volto gonfio e ricoperto di sangue continuava a fronteggiare il giovane con grande determinazione. I suoi colpi erano rapidi e precisi. Il sopracciglio sinistro del ragazzo era lesionato vicino alla tempia. Dopo un lungo e spettacolare scambio di colpi il combattimento finì con la vittoria del campione. Tirando un sospiro di sollievo, il ragazzo smise di fissare lo schermo e si lasciò andare sullo schienale della sua sedia.
<<Sarà un incontro molto duro>> disse impressionato. <<Non riesco quasi a credere di aver appena osservato un avvenimento futuro.>>
<<Non trovi che sia una splendida invenzione?>> disse il signor Lawson in tono compiaciuto.
<<E' veramente formidabile. Fino a che punto possiamo spingerci avanti nel futuro?>>
<<Non c'è un limite preciso. Tutto ciò che la macchina può mostrarti però, riguarda soltanto te. Per osservare un evento futuro è necessario trasmettere la propria energia attraverso un contatto continuo con la sfera opalescente. Interrompendo il collegamento, le immagini scompaiono.>>
<<Portiamola avanti di dieci anni. Sono curioso di vedere se per allora sarò riuscito a diventare ricco e famoso.>>
<<Sei sicuro di voler andare così lontano?>>
Il ragazzo crollò il capo.
<<Chissà magari sarò sposato con una bellissima donna. O forse vivrò in un castello come questo e terrò conservate in garage un paio di Ferrari. In fondo ho sconfitto lo sfidante straniero senza incontrare alcuna difficoltà.>>
Jonathan Lawson sorrise.
<<Non si può certo dire che tu sia un tipo insicuro. Hai una visione molto ottimistica della tua vita futura.>>
<<Sono soltanto obbiettivo>> disse il ragazzo con un sorriso.
<<Metti la mano sulla sfera opalescente.>> Corrugando la fronte l'inventore cominciò a digitare una nuova sequenza di numeri sulla tastiera dello strumento. <<Ci siamo>> disse dopo alcuni istanti.
L'immagine di una camera arredata con mobili economici comparve sullo schermo. In un angolo, seduto davanti a una piccola scrivania, il ragazzo stava leggendo una rivista di automobilismo alla luce di una lampada al neon. Indossava una vestaglia da camera e sembrava profondamente cambiato. Pochi secondi dopo, qualcuno aprì la porta.
<<Quella è la mia casa>> disse Marco Tropea aggrottando le sopracciglia.<<La signora che è appena entrata è mia madre. Non posso credere che fra dieci anni vivrò ancora con i miei. E poi guardami… non sembro affatto in forma.>>
La signora annunciò la visita di una persona; Marco Tropea prese un oggetto dalla parte del tavolo al di fuori della visuale e abbozzò un lieve sorriso. L'oggetto era una stampella; il giovane si alzò in piedi muovendo qualche passo in direzione della madre. Ci fu un breve scambio di parole; poi la donna uscì dalla stanza ed entrò un altro giovane.
<<Quello è un mio caro amico>> disse il ragazzo con voce turbata. <<Ma come mai sarò costretto a muovermi con una stampella? E perché avrò l'aspetto di un quarantenne?>>
Rimasto in compagnia dell'amico, Marco Tropea prese una bottiglia di whisky dall'interno di un cassetto e si riempì un intero bicchiere.
<<Non dovresti bere>>> gli disse l'amico.
<<E' facile parlare. Non sei tu quello che ha perso l'uso di una gamba dopo un combattimento. Non sei tu ad aver visto andare in fumo tutte le tue speranze per un futuro migliore.>>
<<La vita continua anche così Marco. Ci sono un sacco di cose che puoi ancora fare. Che senso ha distruggersi con l'alcool?>>
Le immagini persero all'improvviso nitidezza e lo schermo ritornò trasparente. Il ragazzo rimase in silenzio per alcuni attimi; poi si rivolse al signor Lawson e disse:
<<Se è uno scherzo ti assicuro che è davvero di pessimo gusto.>>
L'inventore si strinse nelle spalle.
<<Mi dispiace dovertelo dire amico mio, ma non è affatto uno scherzo.>>
<<Non posso credere che sia vero. Io non merito una simile sorte.>>
<<Quello che hai potuto osservare è il futuro che ti aspetta se continui a persistere nei tuoi errori. Se inverti rotta bruscamente e ritorni sui tuoi passi, abbandonando il combattimento da strada, allora sei ancora in tempo per cambiare il tuo destino.>>
<<Dici sul serio?>>
Jonathan Lawson annuì.
<<Il futuro non è scritto da nessuna parte, mio giovane amico. Siamo noi stessi, che giorno dopo giorno, in base alle scelte che facciamo spingiamo la nostra vita in una certa direzione. La mia macchina non ti ha mostrato quello che accadrà fra dieci anni; ciò che in realtà ha rivelato è quello che succederà se continui a combattere per conto della malavita. Se molli quei balordi e torni a dedicarti alle competizioni sportive non correrai di certo alcun pericolo.>>
Il ragazzo lo guardò confuso.
<<E' tutto così strano>> mormorò aggrottando la fronte.
<<Vuoi osservare qualche altro momento della tua vita?>>
<<Non ci tengo per niente>> rispose il giovane. Alzandosi in piedi si diresse verso la porta. <<E' ora di ritornare a casa. Mia madre mi starà sicuramente aspettando.>>
<<Ti accompagno.>>
Raggiunsero l'ingresso del castello e uscirono all'aria aperta. Il ragazzo era diventato silenzioso, le immagini che aveva potuto osservare utilizzando l' invenzione del signor Lawson lo avevano turbato profondamente. "Forse adesso ritornerà sui suoi passi" si disse l'inventore. Raggiunse insieme al giovane l' automobile e respirò con espressione rapita l'aria fresca e pulita di quella splendida notte. "Che luogo incantevole" pensò gettando un' occhiata colma di ammirazione al paesaggio della valle. Soddisfatto del modo in cui erano andate le cose si ripromise di tenere d'occhio il ragazzo ancora per un po' di tempo.

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