Jonathan Lawson, un personaggio fantascientifico


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Capitolo Primo

Il Romanzo

Capitolo primo


L'antico castello dei Malaga era rimasto disabitato per più di vent' anni. Dopo la morte dell'ultimo discendente della nobile famiglia, avvenuta più di un secolo prima, l'edificio era stato ereditato da un lontano cugino. Non potendo sostenere le considerevoli spese di manutenzione annuali che la proprietà richiedeva, l'erede era stato costretto a venderla dopo soli sei mesi. Da allora era cominciata la lunga serie di apparizioni ectoplasmatiche e manifestazioni psicocinetiche che avevano fatto entrare il castello nell'immaginario collettivo della valle di Carnazza. Dopo soli tre giorni dal suo trasferimento nell' antica dimora, il nuovo proprietario aveva deciso di ritornare nella sua precedente abitazione per non essere più tormentato dal fantasma del conte. La stessa sorte era toccata ai successivi acquirenti. Così, per innumerevoli anni, il maniero era rimasto disabitato fino al fortunato giorno in cui un ricco gentiluomo inglese aveva deciso di acquistarlo. Alla notizia che il castello era stato venduto a un forestiero, subito erano cominciate a correre in tutta la valle false voci su chi fosse quell'uomo e sul perché del suo improvviso trasferimento in un luogo tanto isolato della Sicilia Orientale. Senza avere alcuna prova che potesse avvalorare le loro tesi, i curiosi del posto si erano divisi in due gruppi di opinione. Alcuni sostenevano che lo straniero fosse un ricco industriale che aveva comprato il castello per passarvi le vacanze estive o dei brevi periodi di riposo; altri identificavano lo sconosciuto con un potente stregone che informato da un medium della presenza di misteriose energie negative all'interno dell'antica dimora aveva deciso di trasferirvi la sua residenza per poter celebrare con i suoi discepoli messe nere e misteriosi rituali. Una profonda superstizione e un senso di timore reverenziale verso tutto ciò che trascende l'umana realtà, erano da sempre radicati nella cultura di quella gente dalle abitudini semplici e dalla vita appartata. Il nuovo proprietario del castello sarebbe arrivato in Sicilia entro la fine di Maggio. Gli abitanti della valle lo attendevano con ansia e profonda curiosità.

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Il castello dei Malaga sorgeva su un piccolo promontorio situato alle pendici dell'Etna. Dominava dall'alto la valle di Carnazza ed era circondato da un bosco di abeti e faggi che si estendeva nelle zone limitrofe fino all'estrema periferia del paese più vicino. Era l'anno 1964 e il pianeta terra non era quello che noi conosciamo, ma un suo lontano cugino situato in un universo parallelo posto al centro di una serie di mondi alternativi comunicanti fra loro attraverso alcuni ponti spazio temporali chiamati whormole. Quel mondo data la sua peculiare collocazione spazio-temporale entrava spesso in contatto con le realtà degli altri universi e di conseguenza con fenomeni che se sottoposti ad un attento esame della ragione risultavano inspiegabili; creature fantastiche e spesso immonde riuscivano a penetrare nel piccolo pianeta e a seminarvi per un po' di tempo il caos. Fantasmi, vampiri, fate ed extraterrestri erano in quell'universo delle realtà tangibili; la gente credeva nel soprannaturale e ne provava un profondo timore. La valle di Carnazza era la zona più interessata da questo tipo di manifestazioni. I piccoli paesi che la componevano erano stati teatro nel corso dei secoli di una lunga serie di eventi misteriosi. Era sorto persino un giornale che si occupava attivamente di indagini sul paranormale. Il più intraprendente dei suoi cronisti era già sulle tracce di un nuovo scoop. Aveva ascoltato in paese alcune curiose storielle sul nuovo proprietario del castello dei Malaga e voleva accertarsi che non fossero sciocchezze. Attendeva il suo arrivo previsto per la fine di Giugno per effettuare un' indagine approfondita.

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I nuovi abitanti del castello arrivarono nella valle in un giorno caldo e incredibilmente umido. Era il 27 di Giugno e già da alcuni giorni gli abitanti di Cernobi, il paese più vicino all'antica costruzione, erano al corrente dell'imminente arrivo degli stranieri. Fin dal mattino, il cielo era stato coperto da un vasto ammasso di nubi; il sole era quasi invisibile e la sua luce filtrata dalle nuvole arrivava indebolita sui boschi e le case della valle. Ai piedi dell'aspro promontorio su cui sorgeva il castello, stava una piccola casa rurale abitata da una coppia di agricoltori. Il marito, un uomo alto e magro, era conosciuto in tutta la zona per la sua smisurata superstizione. Quel mattino, fin dalle prime luci dell'alba, il contadino aveva tenuto d'occhio il maniero, tralasciando il suo lavoro quotidiano. Era rimasto seduto davanti al portico di casa fissando con aria accigliata la dimora maledetta convinto in cuor suo che presto qualcosa di strano e incomprensibile sarebbe avvenuto proprio sotto i suoi occhi. Erano già le dieci e mezzo e nessun automobile aveva ancora percorso la strada ripida e stretta che portava al castello. La moglie, una donna grassottella e di buon cuore, rassegnatasi ormai da lunghi anni a vivere una vita solitaria in quella piccola abitazione isolata dal resto della comunità, si affacciò sulla porta e guardò il marito con espressione preoccupata.
<<Perché non vieni dentro Alfonso? C'è troppo caldo là fuori.>>
<<Chiudi il becco>> replicò il marito. <<Non vedi che sono impegnato?>>
La donna scrollò le spalle e tornò all'interno della casa. Il contadino prese un fazzoletto spiegazzato da una tasca dei pantaloni e si asciugò la fronte. "Forse ha ragione lei" si disse. "Sto perdendo soltanto il mio tempo." Fece per alzarsi e rientrare in casa quando un misterioso velivolo apparve nelle vicinanze del castello.
<<Ma che razza di diavoleria è mai questa!>> esclamò sbalordito.
Quell' inusuale oggetto volante non aveva niente in comune con i normali velivoli che solcavano il cielo nel territorio della valle. Era più simile a un camion che a un normale aereo di linea. In tutta la sua vita Alfonso non aveva mai sentito parlare da nessuna parte di Camion capaci di volare. "Deve trattarsi per forza di qualche forma di stregoneria" si disse perplesso. Si alzò in piedi e raggiunse a passi spediti il confine della sua proprietà. Lì si fermò ad osservare con attenzione quell' incredibile diavoleria tecnologica. Dopo aver planato lentamente in direzione del castello, il velivolo atterrò di fronte all'ingresso."Meglio andare a dare un' occhiata" pensò il contadino. Per poter spiare i nuovi arrivati senza essere notato decise di raggiungere l'antica costruzione passando attraverso il bosco. Camminando velocemente impiegò soltanto un paio di minuti per raggiungerne il confine. Lì si acquattò dietro una grossa quercia e osservò con morboso interesse il camion volante. C'erano tre uomini vicino al velivolo. Il più alto dei tre, un signore un po' pelato, aveva indossò uno smoking nuovo di zecca. Gli altri due erano vestiti con abiti sportivi. La cabina di guida era protetta da un materiale simile al vetro dal colore incredibilmente opaco. Non era possibile osservare l'interno dell'abitacolo attraverso quelle spesse lastre. Alfonso era convinto che dentro il velivolo ci fosse qualcuno: i tre uomini che chiacchieravano di fronte al castello avevano tutta l'aria di essere dei semplici passeggeri. Quello vestito in smoking aveva l'aspetto di un maggiordomo; gli altri due, un signore basso e grassottello e un distinto uomo di mezza età dal fisico atletico e il viso lungo e bonario non somigliavano affatto a dei piloti. All'improvviso i portelli posteriori del velivolo si aprirono da soli. Nello stesso istante una misteriosa creatura spalancò lo sportello della cabina di guida e scese a terra raggiungendo gli sconosciuti. Il contadino sgranò gli occhi sbalordito; seguì con lo sguardo quell'essere proveniente da un altro mondo e sentì i peli della nuca che gli si rizzavano per la paura. La creatura indossava un' uniforme grigia; aveva delle lunghe antenne che gli ricadevano sulle spalle ed era alta poco meno di un metro e cinquanta. La testa sembrava simile a quella di un' enorme formica. Dopo aver comunicato attraverso una breve serie di gesti con l'uomo dal fisico atletico, l'essere prese dalla cintura dell' uniforme un oggetto simile a un telecomando e cominciò a digitare sulla minuscola tastiera. Ciò che accadde nei momenti successivi sconcertò Alfonso a tal punto da spingerlo a desiderare ardentemente di non essere mai giunto in quel luogo. Dalla parte posteriore del camion cominciarono a venir fuori sospesi a mezz'aria e animati da una misteriosa energia un gran numero di mobili d'epoca. Volarono di fronte ai tre uomini e allo sguardo attonito del contadino e si diressero verso l'ingresso del castello. Lì, si disposero in una lunga fila ordinata come tanti scolari in procinto di entrare a scuola e si fermarono per alcuni secondi. L'uomo dal fisico atletico disse qualcosa alla creatura; poi i mobili ricominciarono a muoversi e sparirono all'interno dell'edificio. Nascosto dietro la grossa quercia, Alfonso osservava la scena esterrefatto. Una profonda preoccupazione si era ormai insinuata nel suo animo; aveva paura di essere scoperto, temeva che quegli sconosciuti potessero notarlo in mezzo agli alberi e decidere di prenderlo prigioniero. Indietreggiò lentamente con l'intenzione di tornare a casa, ma inciampò su un grosso sasso e perse l'equilibrio. Cadendo a terra spezzò alcuni rami. Il tizio basso e grassottello avanzò di alcuni metri e scorse il contadino mentre si rialzava e si acquattava dietro la quercia.
<<Un vecchio ci sta spiando signor Lawson>> disse all'uomo dal fisico atletico.
<<Proporrei di ricorrere allo Zombi robotico signore>> intervenne l'uomo vestito in smoking. <<In simili casi un trattamento d'urto è sempre consigliato. Terrorizzarlo subito a morte è il sistema migliore per non avere in futuro altri fastidi.>>
<<Ne sei convinto Wilkins?>>
<<Non ho alcun dubbio in proposito signore.>>
<<D'accordo. Il baule delle invenzione è ancora dentro il camion. Prendi il rivelatore di calore corporeo che ci servirà per sintonizzare lo zombie sui battiti del cuore del vecchio e porta pure il mio costume da stregone.>>
<<Eseguo subito signor Lawson.>>
L'uomo in smoking salì sul camion e ritornò dopo pochi istanti con un cesto pieno di roba. Tenne per sé un piccolo strumento simile a una bussola e consegnò al signor Lawson un bizzarro copricapo e una tonaca dai colori vivaci. Nel frattempo Alfonso sporse un po' la testa per vedere cosa stavano facendo gli sconosciuti. "Possibile che mi abbiano visto?" si chiese perplesso. Il signor Lawson indossò gli indumenti e avvicinandosi all'albero dietro cui era nascosto il contadino cominciò a recitare una misteriosa cantilena in una lingua sconosciuta.
<<Ho rilevato la sua temperatura>> gli disse l'uomo in smoking.
<<Perfetto.>> Continuando a pronunciare quelle incomprensibili parole il signor Lawson si arrestò a pochi metri dalla quercia.
<<E' inutile che ti nascondi>> disse al contadino. <<Ho già scagliato un potente anatema contro di te e la tua famiglia. Da questo momento in poi sarai perseguitato dai morti viventi.>>
Ascoltando quelle parole, il povero Alfonso cominciò a tremare come una foglia. "Devo scappare" pensò preoccupato."Quel servo del demonio mi ha appena lanciato una maledizione." Voltò le spalle allo stregone e ai suoi adepti e cominciò a correre in direzione della sua casa. Sapeva già come difendersi dalle immonde creature che nel corso della notte sarebbero venute a cercarlo. Dentro un vecchio baule custodito in camera da letto conservava ancora il suo fucile da caccia. Avrebbe trascorso la notte vegliando sulla sua povera moglie e avrebbe piazzato una pallottola in fronte a qualsiasi zombie che si fosse fatto vedere nei dintorni della sua casa. Prima però sarebbe corso in paese a cercare un esorcista. Una profonda superstizione lo spingeva a non sottovalutare le parole dello stregone. Uscì dal bosco senza fermarsi per riprendere fiato e raggiunse la sua abitazione. Lì si cambiò rapidamente, inventò una scusa per giustificare di fronte alla moglie l' improvvisa decisione di raggiungere il paese, poi salì sulla vecchia auto di famiglia e si avviò lungo la strada. Intanto al castello il signor Lawson e gli altri uomini commentavano ironicamente la fuga del contadino. Il contenuto del camion era stato interamente scaricato. La creatura aliena membra di una rinomata società di traslochi intergalattici era già pronta a ripartire per il suo mondo d'origine.

*************


Mancavano pochi minuti allo scoccare della mezza notte. Seduto davanti al portico di casa con il fucile a portata di mano Alfonso cercava di scorgere in mezzo all'oscurità la sagoma di uno zombie o di qualche altra creatura demoniaca. Aveva trascorso l'intera giornata in paese ed era tornato a casa profondamente avvilito. Nessuno aveva creduto alla sua storia, non appena aveva raccontato di aver visto un camion volante guidato da una creatura simile a un' enorme formica i suoi ascoltatori erano subito scoppiati a ridere. Per quanto a Cernobi si fossero verificati nel corso degli anni un gran numero di eventi insoliti, la storia raccontata dal contadino era stata giudicata ridicola e completamente priva di credibilità. Inoltre era risaputo che Alfonso amava molto il vino ed era solito alzare il gomito fin dall'inizio della giornata. Anche la platea che aveva scelto per raccontare le sue vicissitudini non era stata delle migliori. Il primo luogo dove il contadino aveva pensato di andare a chiedere aiuto era una piccola bettola frequentata soprattutto da ubriaconi. Dopo aver ascoltato ciò che aveva da dire, alcuni clienti lo avevano invitato a bere con loro e poi si erano messi a prenderlo in giro. Fermarsi in quel locale era stato un grosso errore, il vino bevuto in compagnia di quegli alcolizzati aveva danneggiato il contadino minando alla base la sua capacità di risultare credibile. Da quel momento in poi l'unico individuo che aveva mostrato un minimo di interesse per il racconto di Alfonso era stato un giovane cartomante conosciuto in tutta la valle per aver truffato una vecchia baronessa. Dopo averlo ascoltato con attenzione lo aveva invitato nel suo studio e poi aveva cercato di spillargli dei quattrini promettendo di liberarlo dal maleficio. Stanco e amareggiato, il contadino aveva abbandonato ogni tentativo di cercare sostegno nella gente di Cernobi ed era tornato a casa poco prima del tramonto. Mentre Alfonso si guardava intorno preoccupato la moglie si affacciò sulla porta.
<<Cosa ci fai ancora alzato a quest'ora?>> domandò perplessa. <<E' da questa mattina che ti comporti stranamente. >>
Il contadino la fulminò con un'occhiataccia. <<Torna dentro donna. Verrò a letto quando lo riterrò opportuno. Non vedi che sono impegnato a fare la guardia.>>
<<E' proprio questo il punto. Sono ormai trent'anni che viviamo in questa casa. E in tutto questo tempo mai nessuno è venuto a disturbarci. A cosa ti serve quello stupido fucile?>>
<<Da quando in qua ti permetti di criticare il mio operato!? Hai dimenticato forse chi comanda in questa casa!?>>
La donna si strinse nelle spalle. <<Come vuoi. Se ti va però posso portarti una sdraio. Ti verrà il mal di schiena a furia di stare seduto su quegli scalini.>>
<<Torna dentro e lasciami in pace. La mia schiena sta benissimo.>>
Sospirando con rassegnazione la donna ubbidì al marito e tornò all'interno della casa. Un vento forte e impetuoso aveva liberato il cielo dalle nuvole del mattino. Stelle nitide e simili a minuscole perle si stagliavano nella volta celeste. Alfonso imbracciò il fucile e camminò fino al confine della sua proprietà. Aveva la sgradevole sensazione di essere osservato. Era come se qualche mostruosa creatura appostata dietro il tronco di qualche grossa quercia seguisse i suoi movimenti dal profondo dei boschi. Solo il costante frusciare del vento fra le chiome degli alberi rompeva la profonda quiete che aleggiava nella zona. "Forse non è molto saggio rimanere qui fuori" pensò il contadino. Indietreggiò lentamente e si guardò intorno con attenzione. Con la coda dell'occhio colse un movimento in mezzo agli alberi. Punto il fucile in quella direzione e attese per alcuni istanti. Un vecchio gatto spelacchiato sbucò da dietro un cespuglio e corse terrorizzato fino alla strada. "Mi sto lasciando suggestionare" si disse Alfonso. "Meglio tornare dentro e appostarsi dietro una finestra." Voltò le spalle ai boschi e alle campagne circostanti e tornò all'interno della sua abitazione. Sua moglie era già andata a dormire. Il contadino spostò una sedia vicino alla finestra e ricominciò stancamente a fare la guardia. Era esausto: la giornata era stata lunga e piena di imprevisti. Guardò il quadrante del suo orologio e vide che erano le dodici e quaranta. Dovette ricorrere a tutta la sua forza di volontà per non chiudere gli occhi e mettersi a dormire. Fuori nel frattempo il vento aveva smesso di soffiare. Alfonso guardò la campagna attraverso i vetri della finestra e sospirò stancamente. Un attimo dopo la moglie lo chiamò con dolcezza dalla camera da letto. "Per quanto tempo dovrò ancora aspettare?" pensò il contadino stringendosi nelle spalle. Troppo avvilito per resistere ancora decise di abbandonare quella postazione di difesa e dopo aver chiuso le imposte e le persiane di tutte le finestre posò il fucile accanto alla porta e raggiunse la moglie.
<<Finalmente>> disse la donna. <<Non riuscivo a chiudere occhio sapendoti in piedi a quest'ora.>>
<<Cerca di dormire adesso>> le disse Alfonso. Si spogliò rapidamente e indossò il suo pigiama. Pochi secondi dopo dormiva già come un ghiro.

Il contadino era immerso in un sonno profondo e tranquillo quando fu risvegliato da un rumore assordante. Qualcuno stava suonando al campanello di casa tenendo un dito premuto sul bottone.
<<Chi può essere a quest'ora?>> chiese la moglie perplessa.
<<Non muoverti.>> Alfonso scese giù dal letto e corse a prendere il fucile. "Ci siamo" pensò mentre i peli delle braccia gli si rizzavano per la paura. "Quei maledetti mostri sono arrivati."
<<Andate via!>> gridò con rabbia. <<Tornate nell'inferno che vi ha generati.>>
<<Ma che ti prende?>> La moglie si affacciò sulla soglia e lo guardò corrugando la fronte.
<<Torna nell'altra stanza. E' pericoloso rimanere qui.>>
<<Ma che cosa dici caro? Ti ha dato di volta il cervello forse? >> Senza ascoltare il marito raggiunse la porta e l'aprì. Un essere dalle sembianze abominevoli le rivolse un sorriso malvagio.
<<Oh, mio Dio!>> disse la donna indietreggiando.
Alfonso l'afferrò per un braccio e la spinse in un angolo della stanza. Poi caricò il fucile e lo puntò sul volto della creatura.
<<Stai indietro>> disse. <<Non costringermi a fare fuoco.>>
Ignorando le sue parole l'essere proruppe in una sonora risata e cominciò ad avanzare verso di lui. Alfonso fece fuoco. Il rinculo della fucilata lo proiettò indietro di mezzo metro. La parte superiore della testa dello zombie schizzò sui vetri delle finestre e sull'intelaiatura della porta. Sulla sommità di ciò che rimaneva della scatola cranica comparvero alcune grosse molle e un paio di minuscole ruote dentate. Mentre la moglie di Alfonso urlava per la paura, la creatura riprese a ridere e disarmò il contadino. Poi, dopo aver spezzato in due il fucile come se si fosse trattato di un ramoscello, voltò le spalle ai due coniugi ed uscì dalla casa. Alfonso si affacciò sulla porta per seguire la sua fuga. Lo vide raggiungere la strada che portava al castello dei Malaga e poi sparire in mezzo al bosco.

*************


Mentre il contadino era alle prese con l'abominevole creatura, il signor Lawson e i suoi dipendenti incontravano per la prima volta il fantasma del conte. Il nuovo proprietario del castello si era da poco ritirato nella sua camera quando un urlo proveniente dalle cucine lo costrinse a tornare al piano terra. Affacciandosi sul corridoio vide il suo maggiordomo Wilkins in piedi vicino alle scale.
<<Hai sentito pure tu Wilkins?>> domandò preoccupato.
<<Ho lasciato la mia stanza proprio per questo signore>> rispose il maggiordomo.
Scesero insieme al piano terra e raggiunsero la cucina. Sdraiato per terra con una mano poggiata sulla testa, il cuoco si lamentava sommessamente.
<<Che cosa è successo Ernesto?>> chiese il signor Lawson aiutandolo a rialzarsi.
<<E' stato il fantasma signore. Ha cominciato ad insultarmi e poi mi ha mollato una padellata in testa.>>
<<Comincia dal principio, amico mio. Che cos'è questa storia del fantasma?>>
<<C'è un fantasma in questo castello signore. Credo che si tratti del conte Malaga. Il suo spettro si aggira per queste stanze e le assicuro che non è affatto amichevole.>>
<<Sei sicuro che fosse un fantasma Ernesto?>>
<<Altrochè se ne sono sicuro. Mi è apparso davanti svolazzando e ha cominciato ad insultarmi. Era trasparente e incorporeo.>>
<<Come mai ti trovavi in cucina?>> chiese il maggiordomo aggrottando la fronte.
<<Ero sceso per mangiare qualcosa. Mi ero da poco ritirato nella mia stanza e stavo per mettermi a dormire quando sono stato colpito all'improvviso da un incontenibile attacco di fame. Così ho pensato di prepararmi un panino.>>
<<Sei stato punito per la tua ingordigia>> disse Wilkins con un sorriso.
<<Non è affatto divertente. Quella padellata avrebbe potuto uccidermi.>>
<<Un fantasma>> disse il signor Lawson in tono pensoso. <<In tutta la mia vita mi è capitato soltanto una volta di incontrarne uno vero.>>
<<Posso assicurarle che questo oltre ad essere vero è anche molto pericoloso>> disse Ernesto massaggiandosi la testa.
<<Facciamo un giro del castello>> propose il signor Lawson. <<Se la fortuna ci assiste lo incontreremo un'altra volta.>>
<<E' rischioso cercare di avvicinarsi a quello spettro>> disse il cuoco in tono impaurito. <<Perché tentare la sorte esponendosi a un simile rischio?>>
<<Hai ragione Ernesto. Puoi anche ritirarti nella tua stanza se non te la senti di venire. Andremo io e Wilkins a dare un' occhiata.>>
<<La ringrazio signore. E' molto gentile da parte sua.>>
<<Ti consiglio di mettere un po' di ghiaccio su quel bernoccolo>> disse Wilkins ironicamente. <<L'ho visto crescere a vista d'occhio in questi ultimi minuti.>>
<<Si, è un' ottima idea.>>
Mentre il cuoco si dirigeva verso la ghiacciaia, il signor Lawson e il maggiordomo lasciarono la cucina.
<<Che ne pensi Wilkins?>> chiese il signor Lawson al dipendente.
<<In castelli come questo signore non è rara la presenza di fantasmi. Molto tempo fa quando non lavoravo ancora per lei ho prestato servizio per un paio d'anni presso una nobile famiglia residente in un maniero. Durante la mia prima settimana di lavoro al castello venni a conoscenza di una storia bizzarra e poco credibile inerente un misterioso cavaliere che in certe notti dell'anno si manifestava all'interno dell' edificio invocando ad alta voce il nome di una dama. Io non presi molto sul serio quella storia, convinto che si trattasse della classica leggenda tramandata da una generazione all'altra per conferire un alone di mistero ad un' antica e illustre dimora; dopo alcuni mesi di permanenza in quel luogo tuttavia, mi imbattei personalmente nel cavaliere e dovetti abbandonare tutto il mio scetticismo.>>
<<E' una storia interessante>> commentò il signor Lawson. <<Come mai non me l'hai mai raccontata?>>
<<Non volevo che lei pensasse che sono un uomo superstizioso>> disse il maggiordomo stringendosi nelle spalle. <<Se quella notte non fossi stato testimone di quell'incredibile apparizione avrei conservato la mia visione di scettico per il resto della vita.>>
<<Capisco. Da dove cominciamo la nostra ricerca?>> domandò il signor Lawson.
<<Per iniziare proporrei di dare un'occhiata nei sotterranei. Sono un luogo particolarmente adatto alle apparizioni di un fantasma.>>
<<Ottima idea.>>
Si avviarono insieme lungo il corridoio e per un po' non dissero altro. Nei sotterranei il signor Lawson aveva attrezzato il suo laboratorio personale. C'erano strumenti di tutti i tipi in quelle stanze umide e silenziose. Provette, alambicchi e pipette erano stati sistemati su grandi tavoli in legno. Scaffali pieni di componenti elettronici e bizzarre invenzioni si scorgevano un po' dappertutto. Se il fantasma si trovava in quel momento vicino ai due uomini preferì non manifestare la sua presenza. Dopo essere tornati al piano superiore il signor Lawson e Wilkins controllarono le stanze rimanenti. Non trovando in nessuna di esse segni della presenza dello spettro non poterono fare altro che abbandonare la loro ricerca e rimandarla all'indomani. Di fronte alla camera del maggiordomo prima di separarsi definitivamente il signor Lawson disse:
<<Sembra proprio che quel fantasma ami giocare a nascondino Wilkins. Chissà quanto tempo dovremo ancora aspettare prima di poterlo incontrare?>>
<<Un' apparizione ectoplasmatica è sempre un fenomeno imprevedibile signore>> disse il maggiordomo con gentilezza.
<<Hai perfettamente ragione, amico mio. La cosa migliore che possiamo fare adesso è metterci il cuore in pace e ritirarci nelle nostre stanze. >>
<<Non abbiamo altra scelta a quanto pare>> mormorò il maggiordomo aprendo la porta della sua camera. <<Buona notte signor Lawosn.>>
<<Buona notte Wilkins.>>
Allontanandosi lungo il corridoio il signor Lawson osservò con attenzione i ritratti dei membri della famiglia Malaga appesi alle pareti. Lasciò vagare lo sguardo su quei volti fieri e dai lineamenti marcati, e dedusse che i componenti di quell'antica famiglia dovevano essere state persone dal carattere forte, profondamente orgogliose delle proprie origini e poco aperte verso tutti coloro che non appartenevano alla loro cerchia. Cercò di individuare fra gli innumerevoli quadri quello che raffigurava l'ultimo proprietario del castello e lo trovò verso la fine del corridoio. L'uomo raffigurato nel ritratto aveva un aspetto florido, un viso sottile dal naso aquilino, occhi neri e profondi, e sopracciglia incredibilmente folte. I capelli lunghi e ricci ricadevano sulle spalle larghe. Indossava un vestito elegante e aveva uno sguardo attento e severo. Il signor Lawson provò a immaginare che tipo di persona poteva essere stato quando era ancora vivo. Scoprire l' esistenza di quello spettro dispettoso aveva messo in moto la sua fervida fantasia. Avrebbe tanto voluto poter incontrare il fantasma e scambiare quattro chiacchiere con lui. In gioventù aveva letto un gran numero di libri dedicati ai fantasmi e alle case infestate. Conosceva le forze che permettevano a un ectoplasma di materializzarsi e nel caso se ne fosse presentata la necessità, era consapevole di poter costruire una macchina capace di imprigionare il conte Malaga. Continuò ad osservare il dipinto per alcuni minuti; poi proseguì lungo il corridoio ed entrò nella sua camera. Prima di mettersi a dormire rievocò mentalmente l'immagine del ritratto; si chiese se con lo spettro del conte sarebbero riusciti a raggiungere qualche accordo di non belligeranza. Dovette ammettere a malincuore che le probabilità in favore di un armistizio fra le parti erano veramente limitate. "Meglio rimandare tutto a domani mattina" pensò lasciandosi vincere dalla stanchezza. Spense le luci della stanza e raggiunse il letto. Provato da una giornata lunga e faticosa entrò ben presto nel mondo dei sogni.

**************


L'impatto con le mattonelle del pavimento fu doloroso e traumatizzante. Rimettendosi in piedi intontito il signor Lawson corrugò la fronte e si guardò intorno disorientato. "Devo essere caduto a terra mentre mi agitavo nel mezzo di un sogno" pensò scrollando le spalle. Controllò il quadrante fosforescente della grossa sveglia che teneva sul comodino e vide che erano ancora le due. L' improvviso raffreddarsi dell'aria intorno a lui e la sgradevole sensazione di essere osservato da un'entità incorporea insinuarono nella sua mente il dubbio di non essere stato responsabile della propria caduta. Si avvicinò alla parete per accendere la luce, ma si fermò impietrito quando una faccia spiritata e dai lineamenti conosciuti si materializzò poco distante dal letto.
<<E così tu sei lo stupido villano che ha deciso di usurpare il mio castello>> disse lo spettro in tono sprezzante.
Il signor Lawson scrollò le spalle e guardò il conte con profondo interesse.
<<L'ho soltanto acquistato dal legittimo proprietario>> replicò serenamente. <<Voi siete morto da un bel pezzo mio caro conte. Dovreste rassegnarvi a partire per l'aldilà e abbandonare definitivamente questo universo materiale.>>
<<Sono io il legittimo proprietario di questo castello>> disse il conte avvampando d'ira. L' intero corpo del fantasma si materializzò di fronte al signor Lawson e un' espressione di profonda cattiveria comparve sul suo viso. <<Ti sfido a duello brutto villano.>>
<<Non potremmo cercare di convivere in modo pacifico?>> chiese il signor Lawson aggrottando la fronte.
<<Vedo che oltre che stupido sei pure vigliacco>> rispose il conte. Poi strinse i pugni con rabbia e sferrò un potente diretto. Con grande abilità il signor Lawson riuscì a schivare il suo attacco. Il conte lo guardò sorpreso; fece un altro paio di inutili tentativi e disse:
<<Sei molto abile plebeo. Devo confessarti che non mi aspettavo una simile resistenza.>>
<<Mi tengo in forma, caro conte. Seguo una buona alimentazione e cercò di fare tutti i giorni un pò di ginnastica.>>
<<Vediamo un po' se riesco a farti passare questa voglia di fare l'esibizionista>> gli disse il conte. Così come era apparso all'improvviso sparì altrettanto rapidamente. Il signor Lawson rimase solo nella stanza e corse subito ad accendere la luce.
<<Riesci ancora a vedermi brutto villano?>> chiese ironica la voce del conte.
<<No, non vi vedo>> rispose il signor Lawson.
<<Bene. Allora prendi questo!>>
Un violento calcio nel fondo schiena spinse il signor Lawson contro la parete.
<<Vedo che vi piace giocare sporco, conte Malaga. Non mi aspettavo che foste capace di simili bassezze.>>
<<Siamo in guerra plebeo. O forse pensavi di poterti insediare in tutta tranquillità in una dimora che non ti appartiene?>>
<<Che ne direbbe di fare una piccola tregua? Potremmo parlare e cercare di trovare un compromesso.>>
Il conte proruppe in una sonora risata.
<<Perché mai dovrei scendere a patti con uno smidollato come te? Le tue parole non ti fanno affatto onore, villano. La tua vigliaccheria mi disgusta oltre ogni limite. Meriti una punizione esemplare per la tua mancanza di carattere.>>
Il signor Lawson aggrottò la fronte. Avvertì uno spostamento d'aria e vide la porta della stanza aprirsi repentinamente. "Forse è andato via" pensò tirando un sospiro di sollievo. Fece per uscire nel corridoio ma si arrestò di colpo quando una grossa mazza ferrata attraversò la porta sospesa a mezzo metro dal pavimento. Mentre i peli delle braccia gli si rizzavano per la paura ricordò all'improvviso di aver notato appese alle pareti del castello un gran numero di armi. "Può disporre a suo piacimento di un vero e proprio arsenale" si disse preoccupato. Arretrò lentamente e si preparò a schivare il primo attacco del conte. Passando radente al suo orecchio la mazza ferrata andò a schiantarsi sul muro alle sue spalle. Consapevole del grave pericolo che correva in quel momento il signor Lawson decise di non attendere il secondo attacco. Facendo affidamento sulla sua ammirabile forma fisica si lanciò in una corsa sfrenata che gli permise di uscire indenne dalla quella camera. Pochi secondi dopo l'assordante risata del conte echeggiò per tutto il castello. Nel frattempo Wilkins ed Ernesto erano accorsi nel corridoio. Messi in allarme da tutto quel rumore i due uomini avevano abbandonato le proprie stanze per dirigersi verso quella del loro datore di lavoro. Il signor Lawson lì incontrò a diversi metri di distanza dalla sua camera; arrestò la sua corsa soltanto quando fu sufficientemente sicuro di non avere il conte alle calcagna.
<<Sono molto contento che non abbia riportato alcuna ferita>> disse Ernesto in tono gentile.
<<Sono riuscito a fuggire in tempo. Se fossi rimasto nella mia camera per qualche altro secondo mi avrebbe di certo colpito con la sua mazza ferrata.>>
<<Aveva con sé una mazza ferrata?>>
Il signor Lawson annuì.<<Tutte le armi appese alle pareti rappresentano una grave minaccia. Se vogliamo rimanere qui per tutta la notte sarà meglio farle sparire al più presto.>>
<<E' un ottima idea signore>> disse Wilkins condiscendente.
Il signor Lawson guardò il maggiordomo e si accorse che aveva un occhio nero e un'espressione di profonda sofferenza scolpita sul viso.
<<Cosa è successo Wilkins?>> domandò meravigliato.
<<Prima di entrare nella sua stanza il fantasma ha pensato di fare una visita molto rapida nella mia. Per essere un' entità incorporea devo ammettere che sa boxare in modo molto convincente.>>
<<Povero Wilkins. Sono profondamente costernato, amico mio. Quello spettro malefico ha deciso di trasformare il nostro soggiorno nel castello in un vero e proprio inferno. Ma noi non ci arrenderemo. Organizzeremo una strategia di difesa e riusciremo ad avere la meglio.>>
<<Consiglierei di cominciare dalla raccolta delle armi>> disse il maggiordomo.
<<Io mi occupo di quelle al piano terra>> disse Ernesto. <<Ne ho viste un gran numero vicino alla biblioteca.>>
<<Meglio non separarsi>> disse il signor Lawson scuotendo il capo. <<Ho l'impressione che il conte ami affrontare i propri avversari uno alla volta.>>
<<Sarà una notte molto lunga>> commentò Wilkins.
Il signor Lawson annuì.<<Torneremo nelle nostre stanze quando avremo raccolto il maggior numero possibile di armi. Solo allora potremo dormire un po' più sereni.>>
Consapevoli di dover agire molto rapidamente si avviarono insieme lungo il corridoio. Fu una ricerca lunga e faticosa. Soltanto dopo diverse ore poterono tornare nelle loro camere. Inaspettatamente, il fantasma del conte evitò di manifestarsi per il resto della nottata. Preso in contropiede dalla reazione del signor Lawson aveva deciso di rimandare ad un momento più favorevole il suo prossimo attacco.

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